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Sushun
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mwbqSushun (崇峻天皇 (Sushun-tennō?), che regnò con il nome di Hatsusebe; 520 – distretto di Shiki, 592) è stato il 32º imperatore del Giappone secondo il tradizionale ordine di successionecite-ref-1[1].
Contents
• Origini
• Note
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Biografia
Origini
Era il dodicesimo figlio dell'imperatore mwfaKinmei, sua madre si chiamava Oane-no-kimi (小姉君?), figlia di mwfqSoga no Iname.cite-ref-varley-2-0[2] Era fratellastro del suo predecessore mwggYomei, ed era chiamato mwgwprincipe Hatsusebemwha (?, Hatsusebe-shinnō), ma era conosciuto anche con il nome di Hatsusebe no Waka-sazaki.cite-ref-3[3]
Antefatti al suo regno
Da alcuni decenni si era scatenata una lotta per il potere tra i diversi clan della corte di mwiwYamato, che aveva unificato sotto le sue insegne il paese. La disputa aveva anche connotati religiosi, con il tentativo da parte di alcune famiglie di introdurre a corte il mwjabuddhismo, avversato dai clan legati alla tradizione mwjqshintoista.
Le famiglie che si distinsero in tale scontro furono:
• Il mwlqclan Mononobe, che controllava l'esercito e, fedele alla tradizione shinto, era il più agguerrito rivale dei Soga.cite-ref-4[4]
• Il mwmwclan Nakatomi, maestri cerimonieri dei sacri riti shintoisti di corte ed alleati dei Mononobe
Alla morte dell'imperatore mwnqYomei, fratellastro di Hatsusebe, avvenuta nel quarto mese del 587, si scatenò un conflitto per la successione. I mwngMononobe ed i mwnwNakatomi tentarono di favorire l'ascesa al trono del principe Anahobe, fratello di Hatsusebe, mentre mwoaSoga no Umako, capo del mwoqclan Soga, si oppose al progetto dei rivali e sostenne la candidatura dello stesso Hatsusebe.
La contrapposizione fu radicale e si risolse con la battaglia di Shigisan, che si svolse nel 587 lungo il fiume Ekagawa, nella mwpaprovincia di Kawachi, l'odierna mwpqprefettura di Osaka. Lo scontro vide il trionfo dell'armata Soga e la distruzione del clan Mononobe, il cui capo, Moriya, trovò la morte assieme al principe Anahobe ed al capo-clan dei Nakatomi.cite-ref-5[5]
L'evento ebbe come conseguenza l'ascesa al mwqwtrono del crisantemo di Hatsusebe, che divenne imperatore con il nome postumo Sushun. Fu l'inizio dell'incontrastato dominio della scena politica da parte di Soga no Umako, che fece del buddhismo la religione ufficiale di corte.cite-ref-martin121-6-0[6]
Ascesa al trono
Il regno di Sushun ebbe inizio nel mwsg587, terminando poi nel mwsw592.cite-ref-7[7] Gli fu attribuito molto tempo dopo la morte l'attuale titolo imperiale di mwua"sovrano celeste"mwuq (tennō?, 天皇), che secondo buona parte della storiografia fu introdotto per il regno dell'imperatore mwugTenmu. Il suo titolo fu mwuw"grande re che governa tutto quanto sta sotto il cielo"mwva (Sumeramikoto o Amenoshita Shiroshimesu Ōkimi?, 治天下大王), oppure anche "grande re di Yamato" (ヤマト大王/大君).
I clan dell'antica mwvgprovincia di Yamato, che corrisponde all'attuale mwvwprefettura di Nara, costituirono il regno che, nel mwwaperiodo Kofun (mwwq250-mwwg538), si espanse conquistando buona parte dei territori delle isole di mwwwHonshū, mwxaKyūshū e mwxqShikoku. A seguito di tali conquiste, ai sovrani di Yamato fu riconosciuto il titolo di mwxg"grande re"mwxw (Ōkimi?, 大王) di Yamato. Fu solo a partire dal VII secolo che il "grande regno" venne chiamato impero, ed il titolo di imperatore fu esteso a tutti i sovrani precedenti della dinastia.
Quando salì al trono, mantenne la capitale nell'odierno mwyqdistretto di Shiki, a pochi chilometri da mwygAsuka kyō, la capitale classica dell'omonimo mwywperiodo Asuka. Spostò però la corte, secondo la tradizione che vedeva di cattivo auspicio per un imperatore giapponese risiedere nello stesso palazzo del defunto predecessore, dal palazzo Iwareikebe no Namitsuki a quello nuovo chiamato Kurahashi no Shibagaki.cite-ref-varley-2-1[2]
Nel 588 venne costruito l'mwbwHōkō-jimwca (法興寺?), detto anche mwcqAsukadera,cite-ref-martin121-6-2[6] uno dei primi complessi templari buddhista costruiti in Giappone, e furono intensificati i rapporti commerciali, culturali e diplomatici con i mwdgtre regni di Corea e la Cina della mwdwdinastia Sui. Vennero inoltre gettate le basi per la nuova amministrazione dello stato, che venne impostata sul modello cinese, influenzato dal pensiero buddhista e mweaconfuciano.
Di grande aiuto alla diffusione del buddhismo fu il regno di mwegBaekje, che inviò monaci, costruttori di templi, sacri testi e statue di Buddha. In campo militare, fu dispiegato un esercito di 20.000 uomini per liberare la mwewconfederazione di Gaya dal dominio del mwfaregno di Silla, che nel 562 aveva posto fine all'autonomia del prezioso alleato dei giapponesi.
Sushun si rese conto di essere una pedina nelle mani di Soga no Umako e ne progettò l'assassinio. Quando questi se ne accorse lo precedette e assoldò il sicario mwfgYamato no Aya no Ataikomamwfw (東漢直駒?), che uccise l'imperatore nel 592.cite-ref-varley-2-2[2]
Alla sua morte, con l'ascesa al trono della sorellastra, l'imperatrice mwhqSuiko, a cui venne affiancato come reggente il principe mwhgShōtoku, ebbe inizio un periodo di pace e prosperità per il Giappone e per la sua corte, logorata da decenni di lotte intestine fra i suoi clan.cite-ref-martin121-6-3[6]
Le spoglie di Sushun sono oggi custodite nel mwjaKurahashi no oka no e no misasagi, il mausoleo a lui dedicato che si trova a Nara.cite-ref-8[8]
Discendenza
Sushun ebbe 4 mogli che gli diedero 3 figli:cite-ref-9[9]
• Principessa Ōtomo no Koteko (大伴 小手子), conosciuta anche come Otehime, fu la sua imperatrice consorte e gli diede due figli:
• Principe Hachiko
• Principessa Nishikite.cite-ref-10[10]
• Principessa Kahakami no Iratsume, figlia di mwoqSoga no Umako, che fu la sua seconda consorte e non gli diede figli
• Principessa Futsuhime, sorella di Mononobe no Moriya, che fu la sua terza consorte e non gli diede figli
• La quarta consorte, di cui non si conosce il nome, gli diede un figlio:
• Principe Sadayo no Shinno.
Ascendenza
Note
cite-note-11. ↑ Ponsonby-Fane, Richard pag. 47.
cite-note-varley-22. ↑ Varley, H. Paul: mwtgJinnō Shōtōki: A Chronicle of Gods and Sovereigns. pag.126. Columbia University Press. New York, 1980. ISBN 0-231-04940-4; ISBN 978-0-231-04940-5
cite-note-33. ↑ Aston, William. pag. 112.
cite-note-44. ↑ mwvw(mwwamwwqENmwwg) Papinot, Edmond: "Moriya" mwwwHistorical and geographical dictionary of Japan. Vol.1 pag.402. Libreria Sansaisha. Tokyo, 1910
cite-note-55. ↑ Samson, George pagg. 49-50
cite-note-martin121-66. ↑ Martin, John mw0aet al. (1993). mw0qmw0gNara: A Cultural Guide to Japan's Ancient Capital, p. 121; Aston, William. (2005). mw0wmw1aNihongi, p. 101.
cite-note-77. ↑ Titsingh, Isaac. pag. 38-39; Brown, Delmer
cite-note-88. ↑ Ponsonby-Fane, pag. 420.
cite-note-99. ↑ Brown, pag. 263.
cite-note-1010. ↑ Brown, Delmer pag. 263.
Bibliografia
• mw5a(EN) Aston, William George: mw5qmw5gNihongi: Chronicles of Japan from the Earliest Times to A.D. 697.. Kegan Paul, Trench, Trubner. Londra
• mw6a(EN) Brown, Delmer M. e Ichirō Ishida: mw6qmw6gGukanshō: The Future and the Past. Berkeley: University of California Press. 1979 ISBN 0-520-03460-0; ISBN 978-0-520-03460-0; mw7qOCLC 251325323
• mw7w(EN) Ponsonby-Fane, Richard Arthur Brabazon: mw8amw8qThe Imperial House of Japan.. Ponsonby Memorial Society. Kyoto
• mw8w(FR) mw9aTitsingh, Isaac. (1834). mw9qNihon Odai Ichiran; e mw9gmw9wAnnales des empereurs du Japon.. Royal Asiatic Society, Oriental Translation Fund of Great Britain and Ireland. Parigi
• mw-q(EN) Varley, H. Paul: mw-gmw-wJinnō Shōtōki: A Chronicle of Gods and Sovereigns.. Columbia University Press. New York 1980. ISBN 0-231-04940-4; ISBN 978-0-231-04940-5
• mw-w(EN) Samson, George Bailey: mwaqamwaqeA History of Japan to 1334. Stanford University Press, 1958. ISBN 0804705232;
Altri progetti
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• Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Sushun
Collegamenti esterni
• mwaqg(EN) mwaqkTraduzione inglese del mwaqoNihongi: Emperors Yomei and Sujun mwaqsArchiviato il 23 febbraio 2012 in Internet Archive. su nihonshoki.wikidot.com